Ispirata alla figura di Maitreya, il Buddha del futuro, la fondazione promuove una visione contemporanea e accessibile della pratica buddhista.
La fondazione
Fondazione Maitreya è un istituto di cultura dedicato alla diffusione del Dharma e della pratica buddhista in Italia. È stata fondata nel 1984 da Vincenzo Piga assieme alla moglie Giuseppina Petti. Vincenzo è stato tra i principali pionieri del buddhismo nel nostro Paese ed ha promosso nel 1985 la creazione dell’Unione Buddhista Italiana.
Nel tempo la fondazione ha dato vita a centri di pratica a Livorno e Milano, a una Casa per ritiri in Sabina, sostenuto progetti di ricerca, traduzioni dai testi originali, mostre e rassegne, convegni e conferenze sul buddhismo e curato una propria produzione editoriale.
Le attività si fondano su alcuni principi essenziali: accessibilità, accoglienza, competenza e cura della comunità.
La partecipazione è aperta a tutti, senza distinzione di età, esperienza o provenienza.
La fondazione sostiene la presenza degli insegnanti, la continuità dei Sangha e la possibilità di accedere gratuitamente agli insegnamenti attraverso la pratica del Dāna.
Fondazione Maitreya non appartiene a una specifica scuola buddhista. Promuove gli insegnamenti delle diverse tradizioni, incoraggia il dialogo interreligioso e collabora con istituzioni culturali italiane e internazionali.
Vincenzo Piga
Vincenzo Piga (Thiene, 1921 – Roma, 1998) è stato tra i principali promotori del buddhismo organizzato in Italia.
Laureato in giurisprudenza a Padova, svolse attività sindacale e giornalistica prima di diventare rappresentante italiano presso il Comitato Economico-Sociale dell'Unione Europea a Bruxelles. Fu in quegli anni che entrò in contatto con l'insegnamento buddhista, a cui dedicò l'ultima parte della sua vita.
Il suo contributo alla presenza buddhista in Italia è stato diretto e concreto. Sostenne la nascita dell'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, dell'Istituto Samantabhadra di Roma e del monastero Theravāda Santacittarama. Nel 1982 diede vita a Paramita, prima rivista italiana di buddhismo.
Nel 1984 fu promotore della creazione dell’Unione Buddhista Italiana, fondata nell’aprile del 1985, e riuscì ad ottenere nel 1991 il suo riconoscimento come ente religioso. Successivamente si impegnò fino alla sua scomparsa nelle trattative per l’Intesa con lo stato italiano, secondo quanto previsto dalla Costituzione nel suo art. 8 per le religioni diverse dalla cattolica, per il pieno riconoscimento del buddhismo in Italia.
La sua generosità verso queste istituzioni fu personale e materiale. Con parte dei propri beni, e con il sostegno della moglie Giuseppina, costituì nel 1984 la Fondazione Maitreya, Istituto di cultura buddhista, riconosciuta dallo Stato nel 1991. La fondazione nasce da questo atto di generosità e di fiducia verso il futuro del Dhamma e nella possibilità di trasmetterlo nel tempo.
Scomparve il 14 novembre 1998. L'Intesa con lo Stato italiano fu firmata nel 2000 e divenne legge nel 2012 attribuendo finalmente alle comunità buddhiste diritti simili a quelli di altre confessioni religiose riconosciute in Italia.