| Nel 1982 spinto dalla sua formazione giornalistica creý la prima rivista interbuddhista in Italia, PARAMITA quaderni di buddismo per la pratica e per il dialogo che ha rappresentato il piý solido esperimento italiano di una rivista incentrata sul dialogo tra la cultura e la societý occidentale e gli insegnamenti buddisti, sulla loro attualitý e importanza per la crescita di una societý aperta al dialogo, alla comprensione e al rispetto delle esperienze e culture altre.
Il dialogo fu una delle sue piý profonde convinzioni sia in campo culturale che religioso e lo vide protagonista in numerosi incontri con esponenti della cultura e esponenti religiosi italiani e stranieri nello spirito di condivisione e partecipazione all’esperienza spirituale.
Dopo diciotto anni l’esperienza di PARAMITA ha dato vita a DHARMA, trimestrale di buddhismo per la pratica e il dialogo che continua la sua opera.
In contatto con altre realtý buddiste in Europa nel 1985 fu promotore della creazione dell’UNIONE BUDDHISTA ITALIANA che venne fondata a Milano il 17 aprile. Vincenzo ne fu vicepresidente fino al 1992, anno in cui venne nominato Presidente Onorario.
In queste vesti si adoperý instancabilmente per il riconoscimento dell’UBI come ente religioso, concesso nel gennaio 1991 e per l’avvio delle trattative per l’Intesa con lo stato secondo l’articolo 8 della costituzione.
La sua caparbietý nel proseguire per anni, nonostante il disinteresse spesso mostrato dalle istituzioni nei confronti della richiesta di Intesa, ý stata proverbiale e gli ha permesso di avere sempre la forza di procedere e alla fine di vedere realizzato almeno l’inizio delle trattative di cui, purtroppo perý, non potý vedere la firma, che avverrý solo nel 2000 a oltre un anno dalla sua scomparsa. Ancora oggi l’Intesa non ý diventata una realtý, il cammino ý sembra ancora lungo e difficile e ci auguriamo che questo grande “sogno” di Vicenzo possa concretizzarsi in favore dei praticanti italiani.
Nel 1985 per dare continuitý alla sua opera, in accordo con la moglie Giuseppina scomparsa nel 1997 e a cui lo legava un affetto profondo, ha dato vita, donando parte dei suoi beni, alla Fondazione Maitreya, Istituto di cultura buddhista, riconosciuto come ente culturale nel 1991 dal Ministero dei beni Culturali.
La Fondazione Maitreya si occupa della conoscenza e della diffusione del buddhismo in Italia con interventi sia in campo culturale che religioso, cura la pubblicazione di Dharma, organizza conferenze, seminari e attivitý nelle scuole.
L’opera di Vincenzo ha certamente influenzato la presenza del buddhismo in Italia e grande ý il debito di riconoscenza di molti italiani che, grazie a lui, sono entrati in contatto con l’esperienza spirituale buddhista L’approccio che ha avuto con gli insegnamenti del Buddha ý stato sempre all’interno di una visione che egli definiva Buddhayana, un solo buddhismo, in cui le diverse tradizioni buddhiste provenienti da paesi e contesti culturali e sociali diversi dialogavano tra loro e ritrovavano quella unitý di base nella diversitý delle manifestazioni.
“Unitý nella diversitý” ý stato il titolo da lui suggerito e poi utilizzato per un importante congresso dell’Unione Buddhista Europea tenuto nel 1992 a Berlino, un titolo-manifesto per la tradizione buddhista europea di cui, si puý dire, ý stato uno dei precursori.
Una tradizione legata, come lui era solito affermare, ad insegnamenti “rivolti in tutta semplicitý ad indicare una via percorribile da ogni persona di buona volontý, di qualsiasi orientamento religioso o laico, per trovarsi in pace con se stessi e con quanto appare intorno a noi”.
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