di Maria Angela Fala'
Molto si e' parlato in questi ultimi tempi, in seguito alla pressione mediatica creata dal caso Englaro, dei problemi relativi al testamento biologico, che e' in discussione al Parlamento italiano. Il confronto su questi temi non puo' che essere un confronto dialogico in cui non e' possibile sancire una posizione unica. E' una questione sensibile, che tocca la liberta' della coscienza del singolo e che porta a un pluralismo di posizioni a meno che non si voglia mantenere l' atteggiamento arrogante di chi conosce la verita' con la V maiuscola e vuol prendere decisioni assolute al posto dell'individuo. Non vanno certo negati i valori della vita e della sua tutela, ma non bisogna dimenticare la priorita' che e' legata alla consapevolezza individuale e alla volonta' che ognuno puo' esprimere su quelli che sono momenti fondamentali dell'esistenza. Senza cadere nella rigidita' propria di alcuni contesti religiosi , bisognerebbe sviluppare quella che alcuni definiscono come una saggezza pratica in cui si tenga conto del complesso formato dalla responsabilita', dai principi e dalla qualita' della vita. Una saggezza in dialogo, terreno di confronto e di incontro per vivere nel rispetto delle diversita'. Una ricerca di fedelta' non tanto ai credi e ai dogmi, ma una fedelta' alla persona che si incontra, che e' una persona concreta e non un principio astratto. Il sapere volto a una sollecitudine che guarda con attenzione alla dimensione delle volte difficile e tragica dell'esistenza, la priorita' pagata al rispetto delle persone riuscendo attraverso questa saggezza pratica ad inventare comportamenti appropriati alla singolarita' dei casi, un giudizio non assoluto ma che riguarda la situazione e il contesto. Non dunque un atteggiamento arrogante di chi pretende di conoscere anticipatamente quali siano le buone decisioni da prendere per il bene del prossimo, ma cercare con intelligenza e umilta' il massimo consenso possibile nella ricerca del bene comune e nel confronto delle posizioni, che si esprimono nella societa', riconoscendo che le decisioni ultime spettano alla coscienza e alla responsabilita' di ogni singola persona e non possono essere delegate ad altri. Ci sono sicuramente delle regole, ma c'e' sempre la saggezza pratica, un'apertura a nuove dimensioni, una regola d'oro che riconosce l'umanita' mia e dell'altro come fine e non come mezzo, una norma universale sempre in relazione con il caso specifico e che non lo cancella dietro una rigidita' assolutistica. |