Ad Assisi le religioni per la pace e la ripresa del dialogo
A venticinque anni dalla prima preghiera «insieme» celebrata il 2 ottobre 1986, quest’anno il rito dell’Incontro Interreligioso di Assisi si è rinnovato.
Assisi 2011 è stato un pellegrinaggio di uomini di fede da tutto il mondo e una rappresentanza di non credenti invitati dal Papa Benedetto XVI. Per i buddhisti sono stati invitati rappresentanti dalla Cina, Thailandia, Corea del Sud, Giappone, Taiwan, Cambogia, Myanmar, Sri Lanka e Australia e Svizzera, ma sempre «orientali», l’invito, infatti, non è stato rivolto a monaci e monache occidentali. «Noi ci rivolgiamo solo ai capi orientali», ha affermato il vice segretario del Consiglio per il dialogo Interreligioso, anche se in Assisi, forse, la presenza di buddhisti occidentali non sarebbe stata così fuori luogo. Ma, accanto al tappeto rosso ufficiale, ci sono stati anche momenti più vissuti di condivisione e speranza per il dialogo come quello del gruppo italiano del Dialogo Inter Monastico (DIM) che, dopo alcuni anni di silenzio, si sta ricostituendo sulla base dell’apporto che le varie tradizioni di fede possono portare sull’esperienza spirituale e cui sono stati chiamati a partecipare religiosi buddhisti e induisti occidentali.
Il DIM «è un organismo — spiega fratel Matteo della Comunità di Bose — che si interessa di dialogo interreligioso e promuove incontri, attività, scambi tra monaci delle differenti tradizioni religiose. Per noi Assisi è un segno di speranza, un segno di comunione tra noi e le religioni che rappresentiamo. Siamo venuti insieme in pellegrinaggio e ci uniamo al grande pellegrinaggio delle religioni per la pace». «È stato molto commovente», ha detto Raffaello Longo, membro del DIM e presidente UBI, uscendo dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli. «Vediamo attorno a noi i disastri che ha lasciato un edonismo senza freni. In questo, come monaci, troviamo affinità profonde e più forti di quello che pensavamo e questa affinità ci rafforza».
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