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Dare qualità alla vita |
Intervista a Thich Nhat Hanh a cura di Katrien BRUYLAND Ho detto negli Stati Uniti: «Avete una statua della Libertà, ma non ancora una della Responsabilità. Potete piazzarne una sulla costa occidentale». Descartes ha detto: «Penso, quindi sono», ma quando pensi non sei per davvero. da De Tijd (quotidiano economico), Bruxelles, zaterdag 20 mei 2006; Rubrica: Reflex Intervieuw |
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Un saggio disse una volta: “Chi si dimentica di preparare, sia preparato ad essere dimenticato”. Thich Nhat Hanh non è soltanto un uomo molto saggio, ma anche una persona che si prepara per le interviste che concede. “Lei lavora per un giornale economico? In ogni uomo c’è sofferenza, anche tra gli uomini d’affari”, comincia con un sorriso. La conversazione, sotto forma d'insegnamento, ha luogo nel santuario del Centro Tibetano di Bruxelles. Thich Nhat Hanh è seduto nella posizione del loto. Accanto a lui aspetta, sul pavimento, il suo tè. Continua a bassa voce, quasi sussurrando: “Ognuno di noi può vivere una vita felice, con un po' di esercizio. Basta sapere come rapportarsi con il tempo. Devi darti tempo per te e per la tua famiglia: tempo per vivere, tempo per amare, per riconoscere la tua sofferenza e per tornare a te stesso. La maggior parte degli uomini d’affari, così come i politici, non hanno il tempo per vivere, per prendersi cura della loro famiglia. Si perdono nelle preoccupazioni del lavoro e vivono con molta sofferenza”. Thich Nhat Hanh è un maestro buddhista, un poeta e uno scrittore. Thây — che in vietnamita vuole dire “maestro” — l'appellativo con cui lo chiamano i suoi seguaci, è anche giardiniere. “Chi come me pratica il giardinaggio biologico, sa a che cosa servono i rifiuti. Anche le sofferenze sono rifiuti. Devi sapere come trasformarli in composta, in gioia e in pace. Il buddhismo ci insegna a vivere consapevolmente ogni momento della vita, ancorandosi nel momento presente senza perdersi nel superfluo. Così si trova il tempo per se stessi e per gli altri, si può costruire una relazione migliore col partner e i figli ed essere pronti per il lavoro”. Uno dei grandi meriti di Thich Nhat Hanh è d’aver tradotto il buddhismo e gli esercizi pratici connessi in un modo praticabile nella vita frenetica dell’occidentale medio. “Come il Dalai Lama, anch'io ho sofferto molto per ciò che è successo nel mio Paese. Il Dalai Lama ha fatto tutto quel che era in suo potere per aiutare la gente. Anch'io, come lui, condivido la mia conoscenza con il mondo occidentale. Ho vissuto in esilio per trentanove anni. Esercito la mia fede nella pratica, insieme ad amici cristiani ed ebrei. Poiché non posso rientrare nel mio Paese, mi dedico alla pratica qui in Occidente”. |
Nhat Hanh significa “una cosa”. Thây porta il proprio nome come un motto per la vita. “Se vuoi fare qualcosa bene, devi farlo con la massima concentrazione”. Illustra quel che vuol dire con una tazza di tè: “Quando bevo il tè, ci sono solo per il tè. La mia piena attenzione fa sì che io sia solo col mio tè. Io vivo, il tè è davvero qui. Non penso ad altro. Ognuno può praticare la piena attenzione, che dà qualità alla vita. Quando mangi, fa' solo quello. Non pensare ad altro, ma concentrati solo sul cibo. Quando lavi i piatti, occupati al cento per cento del lavaggio dei piatti. Ne trarrai un piacere speciale se non pensi ad altro (ride). Una cosa per volta: questa è la concentrazione, la vita in tutta la sua profondità”. Alla domanda se sia un uomo felice, risponde: “Ogni momento della vita mi è caro. Ogni attimo è così prezioso che lo voglio vivere pienamente. Non dico, non penso e non faccio cose non necessarie. È solo una perdita di tempo. Questa è anche l’essenza di ciò che insegno. Non insegno solo con le parole, ma anche col modo in cui vivo”. La politica della fuga |
Quest’ultimo commento di Thich Nhat Hanh è stato senza dubbio accolto positivamente da molti americani. Ma non sempre è stato così con ciò che dice. Thich Nhat Hanh è ancor oggi conosciuto come il monaco che durante la guerra del Vietnam cercava di rappacificare il Nord con il Sud. Il caso dei monaci che, per seguire il suo messaggio di protesta pacifica, si diedero fuoco come torce umane, fu interpretato in Occidente come un gesto contrario al messaggio di nonviolenza da lui predicato. |
Amava ancora la fede cristiana, ma il buddhismo offriva metodi concreti per realizzare gli ideali cristiani. Anche alcuni parlamentari hanno appreso da noi la meditazione camminata; la praticano tra l'ufficio e il parlamento. La meditazione camminata implica smettere di pensare e saper godere di ogni passo. Si può praticare anche all’aeroporto in attesa del volo. È una cosa molto nutriente, che guarisce. È una pratica universale, di cui anche gli uomini d'affari possono giovarsi. Abbiamo addirittura organizzato un ritiro per agenti di polizia e sorveglianti delle prigioni di Madison, nel Wisconsin, negli Stati Uniti. Vi immaginate degli agenti di polizia che praticano la meditazione camminata, che si esercitano a inspirare ed espirare consapevolmente? In questo modo s'impara a trovare riposo in ogni momento. Gli agenti di custodia soffrono molto per lo stress da lavoro. A proposito, sapete che muoiono molti più agenti suicidi con la loro stessa arma d'ordinanza di quanti non ne muoiano uccisi durante il servizio?”. Mentre la chiesa è in crisi, il buddhismo in Occidente suscita un sempre crescente interesse. Thây non ne è sorpreso: “Nel buddhismo abbiamo capito che era tempo di rinnovare il modo in cui l’insegnamento viene trasmesso e praticato. Dobbiamo focalizzarci sulla soluzione dei problemi reali. La chiesa invece non offre, nel suo insegnamento e nella sua pratica, una risposta alle necessità della generazione attuale. Noi buddhisti abbiamo avuto una maggiore libertà di riformarci. Nella chiesa cattolica uno deve stare attento o viene scomunicato (ride). È necessario capire i giovani, parlare la loro lingua. La teoria non è sufficiente. Bisogna incarnare ciò che si insegna per poter convincere gli altri. Un insegnante deve essere tollerante, comprensivo, pieno di compassione. Ci sono così tante anime smarrite e affamate in giro. I giovani non si sentono più in connessione con l’insegnamento e la pratica della chiesa, per questo finiscono col cercare altrove. Senza un vero rinnovamento, tra un po' tutte le chiese saranno vuote. Tutte le tradizioni devono urgentemente rinnovarsi, anche l’Islam. Ma le forze conservatrici sono troppo forti (ride). Prima di tutto, però, bisogna capire la sofferenza dell'uomo moderno. In Francia ogni giorno trentacinque giovani commettono suicidio. Per loro vivere è più difficile che morire. Dobbiamo chiederci che cosa si può fare. Se genitori ed educatori sapessero come comportarsi con le emozioni, potrebbero trasmettere questa conoscenza ai giovani. Penso che i genitori dovrebbero esaminare se stessi prima di dire che i propri figli sono intrattabili, e trasferire su di essi la loro collera. Siamo spesso vittime delle nostre percezioni sbagliate. Abbiamo convinzioni su di noi e sugli altri. E gli altri pure. Le percezioni sbagliate formano la base per la violenza e l’odio. Le idee sbagliate alimentano la paura. |
La mancanza di comunicazione nel mondo è fonte di enorme sofferenza. Viviamo nella più sofisticata delle società mediatiche, ma la comunicazione tra coniugi, tra genitori e figli, è diventata estremamente difficile. Urge un cambiamento. Ascoltare con attenzione ha come scopo ristabilire la comunicazione. L’esercizio dell'amore può cominciare con l’ascolto dell’altro. Si può cominciare ad ascoltare con molta compassione la persona amata o un’altra persona qualsiasi. Come padre o figlio, madre o figlia sai riconoscere che l'altro soffre assai o si trova in difficoltà. Alla persona che ami puoi dire: “Caro, so che negli ultimi tempi ti ho causato molta sofferenza. Mi dispiace. Sono qui per ascoltarti”. Se si trova il tempo di farlo, si porterà chiarezza. All’inizio basta ascoltare. Poi, quando l’atmosfera si fa propizia, si può aiutare l’altro a correggere le proprie percezioni. Ma bisogna rendersi conto che la gente non è in grado di accogliere troppe informazioni in una volta sola — ride Thây —. Durante un ritiro a Plum Village, il quinto giorno, ho chiesto ai partecipanti di riconciliarsi prima della mezzanotte con qualcuno con cui avessero litigato. Se la persona in questione non si trovava al ritiro potevano, eccezionalmente, usare il cellulare. Il giorno dopo, quattro uomini vennero a dirmi di essersi rappacificati con il loro padre, parlandogli al cellulare. Pace non significa solo assenza di guerra. Se ricostruiamo noi stessi, diamo anche alla società la possibilità di farlo”. Tradotto dal fiammingo da Pia Pintus |


