Nelle parole del Buddha troviamo spesso l’esortazione a non attendere, a non perderci dietro a discorsi ma piuttosto a seguire una pratica, iniziare subito il lavoro, , una volta preso consapevolmente l’impegno con noi stessi. In questo sutra, tratto dal Samyutta Nikaya (III, 153), il Buddha parla proprio di questo e ci pone di fronte alle nostre responsabilità rispetto alla pratica. Non bastano le parole, gli intendimenti, i desideri. Bisogna applicarsi in modo continuo nella pratica meditativa, senza cercare facili scorciatoie, per liberarsi dalle quattro contaminazioni mentali (asava): la contaminazione del desiderio sensuale, del desiderio di un'esistenza continua, delle opinioni errate e dell'ignoranza. Colui che ha sradicato tutte le contaminazioni è un araht, un Perfetto. Attraverso il lavoro sulla mente (bhavana) possiamo ripulirci da tutto ciò che offusca la nostra capacità di comprensione e coltivare quelle qualità come la consapevolezza, la concentrazione, la volontà che alla fine ci condurranno alla più alta saggezza, alla comprensione profonda che vede le cose così come sono nella loro realtà fondamentale e realizza la Verità Ultima, il Nirvana. |