| Ad un padre muore il figlioletto e, disperato, si rivolge al Buddha il quale osserva che tale disperazione e’ naturale per una tale disgrazia, ed osserva che anche l'amore e’ fonte di dolore. Quest'ultima osservazione non piace al padre che, indignato, si rivolge a dei giocatori di dadi per sfogare la propria amarezza, ed essi condividono il suo parere: ciý che si ama puý essere solo fonte di gioia, non il contrario. Venuto a conoscenza di questo dissidio, il mahý-rýjý Pasenadi prende in giro la moglie per la sua credulitý nei confronti dell’insegnamento del Buddha l'asceta a, ma la regina Malliký riesce a convincerlo che il Buddha non ha parlato a sproposito: se siamo attaccati all’oggetto che amiamo e non ne comprendiamo la sua impermanenza non possiamo sfuggire al dolore della perdita. Il testo Piyajatika Sutta e’ tratto dalla raccolta dei Discorsi di media lunghezza, n. 87.
Questo ho sentito.
Una volta il Sublime dimorava presso Sývatthý, nella Selva del Vincitore, nel parco di Anýthapindika. Quella volta pero’ ad un certo padre di famiglia era morto l'unico, amato, adorato figlioletto. Per tale morte egli non pensava piý al lavoro ný al cibo; girando sempre per il cimitero, egli gemeva: "Dove sei tu, piccino mio; dove sei?"
Quel padre di famiglia si trový ad andare lý dove stava il Sublime: lý giunto, lo salutý riverentemente e si sedette accanto. Al padre di famiglia che gli sedeva accanto, il Sublime disse: "Non mi sembri di animo tranquillo: vi e’ un turbamento delle tue facolta’."
"E come, Signore, non potrebbe essere diversamente? Mi e’ morto l'unico adorato figlioletto! Dalla sua morte non penso piý al lavoro, ný al cibo: giro sempre per il cimitero lagnandomi dell'accaduto."
"Cosi’ e’, padre di famiglia! Ciý che si ama da’ affanno, tormento, dolore, tristezza e disperazione."
"E a chi mai, Signore, viene in mente questo: che affanno, dolore e disperazione vengono dall'amore? Ciý che si ama da’ gioia e soddisfazione!"
Quindi ora quel padre di famiglia, riprovando e biasimando le parole del Sublime, si alzo’ dal suo posto e se ne andý. Proprio allora, non molto lontano dal Sublime s'erano riuniti per giocare, molti giocatori di dadi. E quel padre si diresse verso di loro e raccontý ciý che gli aveva detto il Sublime. E i giocatori: "Cosi’ e’, padre di famiglia! Cio’ che si ama, padre di famiglia, da’ gioia e soddisfazione."
Allora il padre, sentendosi d'accordo con i giocatori, se ne andý. Ma questa discussione, diffondendosi a poco a poco, pervenne alla corte del re Pasenadi del Mahýjanpad di Kosala che cosi’ si rivolse alla regina Malliký: "Senti che dice il tuo asceta Gotama: ciý che si ama da’ affanno, tormento, dolore, tristezza e disperazione!"
"Se il Sublime, gran re, ha detto cosi’, e’ cosi’!"
"Sempre cosi’ dunque questa Malliký; qualunque cosa dica l'asceta Gotama, subito ella lo approva: 'Se il Sublime ha detto cosi’, e’ cosi’!' Cosi’ come qualunque cosa un maestro dica al discepolo, subito il discepolo l'approva: 'Cosi’ e’, maestro; cosi’ e’!' Cosi’ fai tu, Malliký: qualunque cosa dica l'asceta Gotama, tu l'approvi; lascia perdere, Malliký, falla finita!' "
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