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di Maria Angela Fala' In questi giorni ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Vincenzo Piga, uno dei pienieri del buddhismo nel nostro Paese. |
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In questi giorni ricorre il decimo anniversario della scomparsa di Vincenzo Piga, uno dei pionieri del buddhismo nel nostro paese. Non sono certa di quante persone lo ricordino, di quanti tra i nostri lettori lo abbiano conosciuto. Il tempo stende un velo su ciò che è stato e questo velo ci fa dimenticare, rende sfuocate in lontananza le vite di chi non c’è più. In ogni caso noi siamo eredi del passato e come tali nel mondo buddhista siamo anche un po' eredi dell'opera di Vincenzo, dei suoi lati positivi e dei suoi lati difficili. La nascita delle istituzioni buddhiste italiane, e con questo parlo della nostra Fondazione Maitreya, editrice di DHARMA e dell'Unione Buddhista Italiana come anche di altri centri sia di tradizione tibetana che theravada o zen, è stata fortemente voluta da questo uomo che con caparbietà si è sempre battuto affinché le sue idee potessero concretizzarsi, anche con compromessi e ripensamenti, ma sempre con in mente il progetto di creare un buddhismo vivo per la società occidentale. Vincenzo credeva fermamente nelle istituzioni che univano le diversità e per questo anche nel mondo buddhista, un mondo che di istituzioni a dire il vero ha spesso desiderato farne a meno, ha voluto crearne alcune sullo spirito dell’ Unione Europea in cui aveva lavorato per decenni. Vivendo in Occidente però queste si sono dimostrate necessarie per poter acquisire quello spazio ufficiale per chiedere il rispetto di quei diritti che devono essere propri di tutti e di tutte le religioni. Con Vincenzo abbiamo lavorato per avere spazio, per avere riconoscimento, per avere l'intesa con lo Stato, fermata per due volte e che speriamo ben presto si concretizzi in una legge reale per cittadini reali in un'Italia percorsa da tanti segnali contrari a tutto ciò che esula dalla cosiddetta "normalità" dell’omologazione. Chi ha tenuto il filo di questa impresa dipanandolo per oltre venti anni è stato Vincenzo. Ricordarlo per chi lo ha conosciuto o per chi non sa chi sia stato è naturale. A Vincenzo non importava che si sapesse ciò che aveva fatto, molte delle azioni da lui compiute, dei doni offerti, delle sue attività sono rimasti sotto silenzio. Non è stato un uomo facile con cui trattare e per chi gli era vicino lavorare con lui era una continua sfida per fargli accettare le idee diverse dalle sue, per cercare di comprenderlo quando andava troppo lontano rispetto allo stato delle cose in quei tempi. Ma c'è bisogno di uomini visionari che sappiano andare al di là del contingente e aspirare ad andare oltre . Vincenzo è stato un anello della catena di tutti coloro che hanno permesso la trasmissione del Dharma dal tempo che ci separa dalla predicazione del Buddha fino ad oggi. Rispettiamo l’eredità di questa moltitudine di uomini e donne, monaci e monache, laici e laiche, facciamola nostra e rendiamola viva, cercando di proseguire il cammino di chi ha visto nel buddhismo una ricchezza da offrire a tutti, una ricchezza spirituale profonda che può parlare al cuore di tutti gli uomini, buddhisti , credenti di altre religioni o non credenti, e far crescere in noi sentimenti di rispetto, amore, attenzione agli altri e al mondo su cui fondare una società che a buon diritto possa definirsi a misura d’uomo . |
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