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Buon giorno caro sangha |
di Karl Ried
Praticare insieme è importante, sentirsi uno con la comunità di amici in cammino è un fondamentale aiuto nella pratica. Riflettiamo insieme sull'essenza del sangha e come esso sia presente nella nostra vita.
(Dai discorsi tenuti al Centro Intersein (Hohenau) durante il ritiro italiano “Vivere la Comunità”, luglio 2004)
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Buongiorno, caro sangha. Ci siamo riuniti per praticare per alcuni giorni e per esaminare sotto alcuni aspetti che cos’è un sangha e che cos’è un centro di pratica, una comunità. Prima di tutto vorrei attirare la vostra attenzione su quello che ho detto: “Caro sangha”. L’ho detto a tutti voi, non l’ho detto intendendo con “sangha” coloro che sono già stati qui o che vivono qui; magari aggiungendo “cari amici” per coloro che sono arrivati ieri. Ieri eravamo un piccolo sangha, oggi siamo un sangha grande. Ieri eravamo un sangha fondamentalmente di lingua tedesca, oggi la maggior parte del sangha parla italiano. Tuttavia siamo un solo sangha. Questo è un punto molto importante e profondo da capire. Molti di noi hanno l’idea che si possa davvero andare a fare visita a qualcun altro, per esempio alla propria famiglia; in questa idea è come se ci fossero due elementi distinti: noi da una parte e la nostra famiglia dall’altra. Ci sembra come di andare al cinema: noi da una parte, il film dall’altra. Nel caso del cinema quell’idea è corretta: il nostro essere lì non modifica il film. Il nostro stare in famiglia, invece, modifica la famiglia, così come il nostro stare qui modifica il sangha. Quindi dobbiamo capire a fondo che non c’è niente di separato, che non è possibile andare semplicemente “in visita” a un centro di pratica, così come non è possibile andare in visita alla nostra famiglia: siamo sempre collegati, interrelati e ci influenziamo l’un l’altro.
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| Vorrei invitarvi a osservare in profondità nelle condivisioni quale sia l’essenza di un sangha e darvi qualche indicazione su cui riflettere. Prima di tutto un sangha, secondo questa definizione, è ancora un gruppo di persone che prende rifugio nel Buddha, ossia nell’essenza illuminata, quella che tutti possiamo sviluppare su un cammino spirituale trasformandola in libertà, in stabilità e in un livello più alto di consapevolezza. Dovremmo scrivercelo tutti su un nostro personale striscione: “Prendo rifugio nel Buddha”. Se non abbiamo questo, non siamo un sangha. Base di partenza e direzione della nostra motivazione sono e restano il procedere verso uno stato più alto di coscienza, dove realizzare la libertà dalle emozioni la libertà dall’egocentrismo, e avere un maggiore livello di stabilità. Potete riflettere e ascoltarvi: avete sempre davanti a voi questa motivazione, giorno dopo giorno? Altrimenti ci stiamo orientando verso una zona che riguarda lo sviluppo psicologico, un po’ come si fa nei gruppi New Age. Solo quando abbiamo quella motivazione andremo in quella direzione. Spesso dico: non accontentatevi di nulla di meno; se mirate a meno, otterrete di meno. Un sangha deve avere quella prospettiva. Limitarci a stare seduti e accontentarci di essere “un po’ felici” non basta; va anche bene, ma è solo un gradino di una lunga scala. Mi sentirete parlare costantemente di motivazione, quale che sia il nome che voi le date. Magari non vi andrà di mettere stendardi dappertutto, anche in bagno, che dicono: ‘voglio essere illuminato’; ma dobbiamo essere consapevoli della direzione verso la quale vogliamo muoverci, facendoci un’immagine di questo stato mentale che desideriamo, dandogli un aspetto preciso. Vedete, i sangha monastici tradizionali recitano di tanto in tanto, o a volte tutti i giorni, le qualità di un Buddha. Così hanno una specie di immagine di ciò a cui tendono, a cui vogliono arrivare. Occorre allontanarsi dal generico, vago ‘desidero essere illuminato’: bisogna essere più precisi e vedere cosa è necessario fare per arrivarci. A Plum Village i monaci e le monache ogni due giorni recitano le ‘Quattro Rimembranze’: il Buddha, il Dharma, il Sangha e gli Addestramenti alla Consapevolezza. Tradizionalmente i monaci erano soliti ‘richiamare alla mente’ le qualità del Buddha, appunto il primo di questi quattro oggetti di ricordo; si consigliava loro di visualizzare in meditazione le qualità di un Buddha. Anche voi siete invitati a osservarle; non le leggerò adesso. Che aspetto ha la mente di un Buddha? Cosa significa per me, in pratica, che stato mentale desidero e ho bisogno di sviluppare? Se non mi è chiaro, non posso procedere verso quella direzione. Quindi ci imbatteremo in un altro di questi cambiamenti. Finora abbiamo parlato del Buddha, dell’arhat come di una singola persona: ora ci troviamo nella più grande fase di cambiamento che l’umanità abbia attraversato e, sorprendentemente, è l’Occidente a guidare questo cambiamento. Si tratta del cambiamento dal piano individuale a una coscienza collettiva più alta. Thây dice che si aspetta che il prossimo Buddha non sia una persona ma un sangha; ci stiamo spostando da stati mentali individuali ad una consapevolezza più alta dell’intera società e questo è sostenuto da molti pensatori anche provenienti dall’area della New Age (per esempio Ken Wilber). |
Il primo punto essenziale è questo: il sangha deve avere come fondamento il prendere rifugio nel Buddha, nella natura del Buddha. Il secondo punto: il sangha è costituito da persone che stanno cambiando e sviluppando la propria mente verso un livello di consapevolezza più alto, il che significa che devono cambiare la loro intera visione del mondo. Il terzo punto per me è il fatto che un sangha pratica in modo formale, come dice anche Thây. Ossia, il sangha si fonda come minimo sui Cinque Addestramenti alla Consapevolezza. Se qualcuno dice “io faccio parte di un sangha” ma non segue gli Addestramenti alla Consapevolezza e nemmeno desidera provare a seguirli, non lo considero parte di un sangha. Il sangha ha ancora implicito in sé il senso di una condotta da seguire, di un modo di comportarsi Questa è la mia convinzione personale, ed è quello che Thây ci sta chiedendo. (…)
Tutti noi abbiamo un certo senso dell’io, me, una specie di sensazione interiore che ci fa dire: “Oh, sì questo sono io.”. È una cosa a cui ci siamo abituati, un insieme di comportamenti, sentimenti e anche stati d’animo che ci fanno dire che “siamo noi”. Lo chiamiamo carattere o personalità. Qualche volta lo percepiamo come stato d’animo, umore, che cambia nell’arco della giornata o delle settimane, ma cambia solo leggermente; in generale rimane la sensazione: questo sono io. E in un certo senso diamo anche una forma alla nostra casa, alla nostra stanza che conferma questa sensazione: quello sono io. |
Il primo punto essenziale è questo: il sangha deve avere come fondamento il prendere rifugio nel Buddha, nella natura del Buddha. Il secondo punto: il sangha è costituito da persone che stanno cambiando e sviluppando la propria mente verso un livello di consapevolezza più alto, il che significa che devono cambiare la loro intera visione del mondo. Il terzo punto per me è il fatto che un sangha pratica in modo formale, come dice anche Thây. Ossia, il sangha si fonda come minimo sui Cinque Addestramenti alla Consapevolezza. Se qualcuno dice “io faccio parte di un sangha” ma non segue gli Addestramenti alla Consapevolezza e nemmeno desidera provare a seguirli, non lo considero parte di un sangha. Il sangha ha ancora implicito in sé il senso di una condotta da seguire, di un modo di comportarsi Questa è la mia convinzione personale, ed è quello che Thây ci sta chiedendo. (…)
Tutti noi abbiamo un certo senso dell’io, me, una specie di sensazione interiore che ci fa dire: “Oh, sì questo sono io.”. È una cosa a cui ci siamo abituati, un insieme di comportamenti, sentimenti e anche stati d’animo che ci fanno dire che “siamo noi”. Lo chiamiamo carattere o personalità. Qualche volta lo percepiamo come stato d’animo, umore, che cambia nell’arco della giornata o delle settimane, ma cambia solo leggermente; in generale rimane la sensazione: questo sono io. E in un certo senso diamo anche una forma alla nostra casa, alla nostra stanza che conferma questa sensazione: quello sono io. |


