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A quando l'Intesa? |
Corsi e ricorsi nel cammino della libertà religiosa C'era una volta l'unione Buddhista Italiana che il 19 marzo del 2000, dopo anni di lavoro e di incontri, riuscì a firmare con il governo italiano l'Intesa, quel testo che avrebbe permesso ai buddhisti italiani di godere degli stessi diritti dei cittadini delle altre fedi riconosciute dallo Stato. |
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Significava che buddhisti italiani potevano avere la propria religione pienamente riconosciuta, le proprie feste riconosciute, così come i riti, le celebrazioni, i matrimoni, i funerali... Sono passati ormai oltre sei anni da quel marzo del 2000, ma quell'Intesa, che allora sembrava ormai sulla dirittura d'arrivo - bastava soltanto che il voto della Parlamento la ratificasse- è ancora una lettera morta. Il governo succeduto non ha neanche preso in considerazione il problema e non è riuscito, come peraltro anche il precedente, a varare una nuova legge sulla libertà religiosa in Italia per sostituire la legge del 1929 e i decreti del 1930 sui culti ammessi, che ancora oggi, dopo oltre 75 anni, sono alla base del nostro ordinamento giuridico per quanto riguarda il fatto religioso. |
Il governo presieduto dall'on. Prodi deve riprendere in mano il tema delle Intese e ad oggi, la notizia pervenuta, anche in seguito alla interpellanza proposta a luglio da Valdo Spini su questo tema, è sì di interesse ma di un interesse che fa fare all'Intesa dell'UBI un passo indietro: si ritorna al tavolo delle trattative per ridiscutere l'articolo sull'obiezione di coscienza oggi superato, inoltre bisogna cambiare alcune diciture dei nomi dei ministeri e poi bisogna convertire le lire in euro… Ci sembrano “punti” facilmente superabili dal punto di vista tecnico. Ci deve essere solo la volontà di farlo e di non utilizzare questi “aggiornamenti” come pretesti per procrastinare ancora l’iter parlamentare.
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